Camminata dell'incontro del 28 maggio

 Il compagno di viaggio

 Quando anni fa ho imparato a portare l’auto, il mio maestro di guida mi disse di fumare il sigaro e se negli ingorghi del traffico o nelle curve strette mi si spegneva, mi levava il volante di mano.

 Anche raccontava storielle, durante il percorso; e quando io troppo occupato non ridevo, mi toglieva la guida.

 Mi sento malsicuro, diceva, io, il compagno di viaggio, mi spavento se vedo chi guida l’auto troppo occupato a guidare.
Da allora lavorando sto attento a non sprofondarmi troppo nel lavoro.

 Bado a diverse cose intorno a me, talvolta interrompo il mio lavoro per conversare un poco.
A correr tanto presto da non poter fumare ho saputo disabituarmi.

 Penso a chi viaggia con me.”

-Bertolt Brecht-

 

Ogni giorno andiamo in giro in mezzo alla ressa, corriamo di qua e di là, arriviamo quasi a toccarci ma in realtà c’è pochissimo contatto. Tutti quegli scontri mancati. Tutte quelle possibilità perse. È inquietante, a pensarci bene. Forse è meglio non pensarci affatto.
(Jonathan Coe)

 

Incontrare un amico dopo tanti anni è come godersi una pioggia rinfrescante dopo un periodo di siccità.
(Proverbio cinese)

 

Il perduto amore

Alfredo, un tenente medico che ha vissuto in prima linea la guerra di Libia,
conosce in un ospedale da campo, nelle retrovie, l'incantevole, capricciosa e
civettuola crocerossina Ludovisi, una contessina che per sentirsi viva ha bisogno
romanticamente di sfidare il pericolo.
Tra i due si sviluppa un tenero amore che, tuttavia, non va oltre i baci e gli
abbracci, anche per la ritrosia di lei ad abbandonarsi ai sensi e per alcune remore
legate al rispetto interiore ed esteriore di regole e convenzioni, soprattutto per
evitare "spiacevoli pettegolezzi".
­­­­Quando entrambi vengono rimpatriati, ­ il tenente per una ferita rimediata in
combattimento ­, i due si possono rivedere liberamente in Italia.
Alfredo incontra la contessina nella sua signorile abitazione della nebbiosa Carpi
e poi la rivede nell'incantevole Firenze, "che mai di sé non sazia". 
Con la vocazione della letteratura e quindi attento a cogliere le più sottili
sfumature dell'animo umano, Alfredo coglie i primi scricchiolii della loro unione,
le resistenze, i dubbi e le prime ripulse di lei.
­­­­­­Dedé, ­ così la Ludovisi si fa chiamare confidenzialmente dagli amici ­, finisce per
manifestare aperta indifferenza verso il medico che, nel frattempo, si è procurato
un poco prestigioso lavoro di assistente presso l'ospedale psichiatrico.
La consapevolezza della fine del proprio amore getta Alfredo nello sconforto,
mitigato dalla pubblicazione del suo primo volume di poesie e dalla compagnia del
pittore Garofano, che sa leggergli nel cuore e portargli conforto.
­­­­­­
Passano gli anni e Dedé, sola e delusa dallo svolgimento della propria vita, tenta
di contattare Alfredo, contando sul suo immutato amore, ma l'ex tenente
comprende che è inutile e pericoloso riallacciare un legame che promette soltanto
di rovinargli il piacevole e faticoso equilibrio raggiunto nella propria vita.
Tuttavia un giorno, passando per Carpi, lascia un biglietto per la contessina,
consapevole di conservare della donna, un tempo amata, un tenero ricordo:
"Ora tutti e due hanno i capelli bianchi, le rughe, spesso un mesto sorriso.
Se per caso un giorno si incontrassero l'autore pensa che andrebbero
l'uno verso l'altra senza alcun rancore"

(M Tobino)

 

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